Gabbiano ci ha lasciati

gabbiano in posaAveva quasi novantatre anni e fino all’ultimo è stato vicino a Damanhur, instancabile esempio di curiosità, voglia di ricercare, umorismo: parliamo di Gabbiano, mancato sabato 17 marzo.

La morte a Damanhur non è il momento della divisione ma semmai dell’unione ancora più profonda: unione di pensieri, Gabbiano di intenti, di amore.

Gabbiano, come da sua espressa richiesta, è stato cremato e lunedì 26 marzo damanhuriani e amici di Damanhur si sono ritrovati intorno alle sue ceneri, per celebrare insieme il passaggio della sua anima dalla vita nelle forme fisiche alla vita su un piano diverso, nel quale proseguire il proprio cammino di evoluzione.

Nello stesso giorno in cui Gabbiano moriva, a Damanhur nasceva Sirio: la vita rinnova continuamente se stessa.

Gabbiano 30 anni fa…
Gabbiano 30 years ago

14 Comments

  1. un’anima che trasmigra, un’altra che incomincia il suo percorso evolutivo.

  2. Il Grande Maestro Apollonio da Tiana amava dire:
    “La nascita è un passaggio dall’Essenza alla sostanza, la morte è un passaggio dalla sostanza all’Essenza.”
    Credo che in questa frase sia racchiusa l’essenza del nostro Eterno divenire.
    Un abbraccio di Luce a Gabbiano
    Giuseppe

    • Quaglia /

      Un bellissimo pensiero! Grazie per aver condiviso.

      un abbraccio. con te,
      Quaglia

  3. La nostra compatezza come motore di evouzione e` evidente nella vita terrestre , oltre, e di nuovo qui. Gabbiano vola, come ha sempre fatto, esempio per tutti, come Jonathan Livingston. Mi sarebbe piaciuto vedere una foto (non solo del animale ma anche del uomo) per ricordarlo meglio e focalizzare il mio ricordo e sostegno per il suo futuro. Con gratitudine e ammirazione, Wayne

  4. Con voi,
    mi unisco a tutta la comunità per il saluto per Gabbiano e per il benvenuto a Sirio. Avendo seguito spesso le serate dal web, ricordo con piacere molti interventi di Gabbiano, anche per il modo tra il serio e il faceto con cui talvolta poneva domande a Falco; il quale, se ben ricordo, rispondeva a sua volta con divertita serietà. Ricordo con allegria questi scambi, che ho sempre avvertito come di grande e profonda amicizia reciproca.

    Volevo anche cogliere l’occasione per una riflessione da fare insieme…In queste occasioni, la morte come viene spiegata ai bambini piccoli (quelli di 3-4 o 5 anni, per dire)? Certo, premesso che i bambini la sanno anche più lunga degli adulti, non avendo tutte le nostre stratificazioni mentali e culturali.
    E non mi riferisco soltanto alla spiegazione del perché si muore, ma anche come superare il grosso ostacolo dato dalla mancanza definitiva di una certa persona nelle nostre vite…C’è qualcosa che viene detto o fatto in comunità per alleviare quel vuoto affettivo che si crea quando viene a mancare qualcuno di importante per noi?

    • Quaglia /

      Grazie, anche a me è piaciuto lo scambio fra Gabbiano e Falco durante le serate. Molto gioviale e anche profondo.

      Per la tua domanda sui bambini, ho chiesto alle persone che curano di questo aspetto di darti una risposta completa. Appena la ricevo, te la mando!

      un abbraccio,
      Quaglia

    • Quaglia /

      A Damanhur cerchiamo di dare ai figli una visione positiva della morte, attraverso come ci relazioniamo noi adulti con essa. Il mondo magico dei piccoli dai tre ai cinque anni, la loro visione incantata e al contempo alla ricerca dei perché delle cose, li fa essere attenti osservatori di quanto mostriamo loro, più con l’esempio che con le parole. Per i piccoli la morte è naturale. Non è naturale che muoia chi si prende cura di loro. A Damanhur succede che, se a un figlio manca un genitore, questa mancanza viene supportata dal resto della comunità. La nostre famiglie sono già predisposte per una condivisione educativa allargata, pur nel rispetto della titolarità genitoriale. A maggior ragione se un genitore rimane solo, la parte di quello assente viene ancor più compensata dal resto della famiglia. Il piccolo in questione dovrà comunque riconquistare serenità e sicurezze con i suoi tempi e i suoi passaggi. Idealmente, quello che diciamo ai figli (con il linguaggio adatto alle diverse età) è che il loro genitore è su un altro piano di esistenza, dal quale magari lo osserva crescere e può essere contattato e sentito nel profondo di sé, nel proprio cuore, luogo dal quale può continuare a parlarci.

      Nella pratica, per un evento di questo tipo non ci sono parole, tutto l’universo è messo in crisi e sottosopra. Ma anche questo fa parte delle possibilità della vita e bisogna saperlo affrontare. Così, più che parlare, quello che crediamo vada fatto è attivare intorno al piccolo una rete di affetti, che piano piano ricrei le sue sicurezze e i suoi riferimenti, mentre il dolore fa il suo corso e nasce la disponibilità a trovare significati all’evento. Allora, con le parole di cui ognuno sarà capace, potremo parlare di come l’assenza fisica non impedisca a chi amiamo, di vivere e continuare ad amarci da un’altra dimensione, anche se ci manca tanto. Da quel luogo a noi invisibile, si interessa a noi come prima, solo in modo diverso e la cosa che vuole di più è che non manchi nulla al suo piccolo, che sia curato e amato nel modo giusto, che cresca forte e sia felice. Attraverso immagini evocative, simboliche e poetiche, è importante creare nei piccoli un senso di collegamento interno con la persona che manca. In questo modo piano piano, dopo l’abbattimento e superata la rabbia e il rifiuto naturali per l’evento, i piccoli possono colmare un poco per volta il senso di vuoto. Sono utili immagini. Io racconto sempre la storia di due fratelli, miei amici, al quale una zia, importante come una seconda madre, prima di morire consegnò una visione della sua morte che li ha poi sempre accompagnati con fiducia e speranza. Essa disse loro che una volta morta, avrebbe aperto una finestrina nel cielo, dalla quale li avrebbe continuati a vedere e che, figurandosela nella loro mente, avrebbero potuto vederla e salutarla anch’essi tutte le sere e tutte le volte che avrebbero voluto.
      E quell’immagine per loro divenne viva e presente, tangibile in ogni momento, una compagnia sicura.

      Nella nostra filosofia cerchiamo un rapporto intimo e poetico con la morte, pensandola amica, pur nell’inevitabile dolore di ogni apparente perdita. Al nostro appuntamento più importante vogliamo arrivarci avendo vissuto pienamente, con lo spirito di chi punta al superamento dei limiti e il coraggio di fare delle scelte. Almeno ci proviamo. Vorremmo, idealmente, riuscire a testimoniare valori positivi e trasmetterli ai figli con leggerezza e profondità di sentimenti. E’ un processo di presa di consapevolezza degli ostacoli e delle paure che ci allontanano da questa direzione. Ed è anche una responsabilità importante, perché i piccoli sentono la forza delle nostre emozioni e si modellano in base ad esse.

      Più di tante parole infatti, contano i gesti, gli sguardi, i sorrisi e tutta la gamma delle espressioni di cui siamo capaci. Unire ciò che crediamo con la testa a quanto proviamo è un lavoro che ognuno fa con se stesso. Collettivamente è più facile, perché nel nel predisporre insieme quanto serve, si stempera e armonizza l’atmosfera generale. Ci sono più occasioni pubbliche, delicate e partecipate, dalle quali i figli attingono spunti e visioni.

      Per esempio, lo spazio dove avere un ultimo contatto e saluto con la persona defunta, viene predisposto in modo semplice, commovente e leggero al contempo. L’allestimento racchiude la storia della persona e la narra in tanti piccoli aspetti, dalla presenza della musica da lei amata, a oggetti e scritti, tra i quali anche disegni o letterine di quei piccoli che hanno avuto il desiderio di esprimere così i loro sentimenti. Tenerezza, a volte tristezza, ma anche pensieri e ricordi gioiosi. Emozioni che aprono uno spazio nel cuore, dove chi abbiamo amato rimane vivo e disponibile in ogni momento.

      Un piccolo esempio: nel salutare Camoscio per tutti è stato toccante vedere sul tavolo, insieme a foto, oggetti, poesie, la tazza per il suo tanto amato cappuccino e brioches. Quella tazza ha parlato a tutti quelli che lo conoscevano, in una lingua universale. Tutti l’abbiamo perciò ricordato con un sorriso, per questo aspetto tanto familiare e vicino all’esperienza di ognuno. Compresi i piccoli, che nei giorni successivi ne hanno fatto oggetto di commenti tra loro e con gli adulti. Buon cappuccino, Camoscio e che questo piacere ti accompagni nell’oltre…

      Iride Pistacchio

      • Grazie, grazie di cuore per questa splendida risposta! Non rimozione ma elaborazione accompagnata dalla comunità. Qualcosa che spesso, al di fuori di una spiritualità forte e condivisa, viene a mancare, generando segnali discordanti nel piccolo.

        • iride Pistacchio /

          Credo che il contenitore sociale intorno al piccolo, se fatto di valori vitali e positivi, fisiologici, al di là di ogni stortura mentale dettata dalla paura, sia la magia più grande che un gruppo umano possa donare a se stesso.
          Grazie di cuore a te, per l’opportunità che offri con le tue domande, di condividere in forma più allargata la nostra esperienza.

  5. Grazie, Quaglia, non vedo l’ora di sapere cosa rispondono.

    Complimenti per la scelta delle foto di Gabbiano. Molto intense.
    Un abbraccio anche a te.

  6. Un Uomo che aveva sempre qualcosa di prezioso da regalare a chi incontrava con le sue parole, veramente presente quando ti chiedeva come stavi, attento e di cultura raffinata nelle risposte.
    Ogni volta era un piacere incontrarlo, testimone vivente di passione e voglia di imparare, sempre giovane nella suo instancabile desiderio di Conoscenza.

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