Video Tributo a Falco

Lug 06, 13 Video Tributo a Falco

Posted by in Chi siamo, Intervista Falco, Primo Piano

Le sue parole vivono nelle nostre azioni. Con te Falco, dal tuo Popolo con amore.

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E se tu…

Giu 27, 13 E se tu…

Posted by in Educazione, Intervista Falco, Primo Piano

Se tu fossi morto a sette, otto anni, al posto di Damanhur oggi cosa ci sarebbe?

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Ma la mamma ti capiva?

Mag 04, 13 Ma la mamma ti capiva?

Posted by in Chi siamo, Educazione, Intervista Falco

Share Tweet I ragazzi della Scuola Media di Damanhur hanno intervistato Falco per “Qui Damanhur Ragazzi”, una rivista auto-prodotta dagli studenti. Ecco alcune domande e le risposte da Falco. Munih: Come ti è venuta l’idea di scrivere un libro su di te? (parla di “Racconti di un alchimista, ed. Niatel, 2012) Falco: Volevo cercare di conservare una serie di esperienze per poterle dare a quelli che potevano essere interessati, perché anch’essi, leggendole, potessero riconoscere se stessi in alcune di quelle esperienze e questo potesse essere un incoraggiamento per sperimentare e pensare che ci può essere qualcosa di più oltre alle cose apparenti che abbiamo attorno.   Aurora : Quand’eri piccolo tua mamma capiva le cose strane che facevi? Falco: Assolutamente no. Nel libro che ho scritto c’è una dedica a mia  madre: “…perché adesso puoi scoprire tutte le cose che non sei riuscita a scoprire quando ero piccolo”. Ho regalato questo libro a mia madre e lei ha detto: “Adesso capisco questo, e quell’altro…”, è molto divertente, mia madre, una persona molto attiva. Lei mi ha seguito molto da bambino. Naturalmente quando crescevo, non sopportavo più che mi seguisse, magari è successo anche a voi… si chiama adolescenza. Soltanto a distanza di tempo si capisce quello che hanno fatto i genitori per te. Subito non lo capisci, perché i tuoi interessi vanno in un’altra direzione. Stai crescendo, ed è una continua esplorazione del mondo. I genitori ci sono, è una fortuna se ci sono, sono una sicurezza, un riferimento, ma non più di tanto. Anche se poi ci si rende conto, in un’età diversa, come la loro attenzione, il loro amore, la loro presenza possa essere stata...

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Parliamo dell’infinito

Share Tweet I ragazzi della Scuola Media di Damanhur hanno intervistato Falco per “Qui Damanhur Ragazzi”, una rivista auto-prodotta dagli studenti. Ecco alcune domande e le risposte da Falco. Doran: In classe abbiamo parlato dell’infinito. Io faccio fatica ad immaginarlo. Tu riesci a immaginarlo e come? Falco: Ci sono vari modi per intenderlo. In genere si considera infinito uno spazio non deterministico e non determinato. Dove per esempio le galassie si stanno ancora espandendo nell’universo, si immagina che in questa dimensione lo spazio-tempo si formi a mano a mano si continua ad espandere l’universo. Stiamo parlando di vastità difficilmente misurabili. Ma ciò che è grande e ciò che viene misurato cambia a seconda delle tecnologie. Fino al 1950-60 si pensava che il tutto l’universo fosse la nostra galassia. Poi si sono scoperte altre 100 miliardi di galassie, e ognuna di queste partecipa poi ad altre isole di galassie, ad altri cluster di soli, qualcosa che difficilmente può essere misurato; per esempio ci sono delle stelle, le giganti azzurre, grandi milione di volte il nostro sole, buchi neri grandi 1000 milioni di volte la nostra galassia, che ospita 100 miliardi di stelle… Sono numeri, è difficile da afferrare, mancano le misure. In questo momento l’universo misurato ha una profondità di 14,5 miliardi di anni. La nostra galassia è piccola, una specie di disco, di 100 mila anni di larghezza e 20 mila di spessore nella parte più alta. Sin: Si riuscirà mai a comprendere il concetto di infinito? Falco: Può darsi. A seconda delle epoche e delle culture cambia. Le varie civiltà hanno sempre pensato di averlo compreso, in genere dal punto di vista filosofico, perché non può essere misurato, ma solo immaginato. Domani si scoprirà che il nostro ramo spaziale è soltanto uno dei 100 miliardi di quelli possibili. Allora devi moltiplicare per 100 miliardi le galassie, le stelle, ecc. Concettualmente, la nostra mente è in grado di farlo, non di misurare ma di immaginare sì. La velocità maggiore che esiste è quella dell’immaginazione,...

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Ricordare le vite precedenti?

Share Tweet     I ragazzi della Scuola Media di Damanhur hanno intervistato Falco per “Qui Damanhur Ragazzi”, una rivista auto-prodotta dagli studenti. Ecco alcune domande e le risposte da Falco. Doran: Come mai non ricordiamo le nostre vite precedenti? Falco: Per fortuna! Faccio l’esempio che ho sempre fatto: immagina di essere stato Alessandro Magno… Ti ricordi di questo, e sei a scuola con gli altri… Ti darebbe un certo disagio mettere insieme questi ricordi! Oppure immagina di ricordare di essere stato Napoleone e di essere ora un operaio alla catena di montaggio. Mentre sei lì che monti un pezzo ti dici: “Ma io sono Napoleone, cosa ci sto a fare qui?” Invece gli altri ti dicono: “Ma che Napoleone! Tu sei un operaio, stai facendo dei pezzi al tornio e quello è il tuo lavoro!” Il risultato sarebbe che, non riuscendo a distaccarti dalle precedenti esperienze di vita, finiresti in manicomio. Da una vita a un’altra, o anche tra le vite che contemporaneamente a volte possiamo vivere (e in alcuni casi anche ricordare), bisogna tenere un netto distacco. Se no è come se tu fossi a teatro, stai rappresentando una commedia e di colpo ti metti a recitare una parte che non c’entra niente. Saresti fuori contesto. L’importante è riuscire a dimenticare, non farsi influenzare dalle azioni che una persona ricorda di un’altra vita, in modo da riuscire a vivere bene quella nella quale si è inseriti, che si sta facendo. Se no non si impara niente, né dall’una né...

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Ci si può staccare dal corpo?

Share Tweet I ragazzi della Scuola Media di Damanhur hanno intervistato Falco per “Qui Damanhur Ragazzi”, una rivista auto-prodotta dagli studenti. Ecco alcune domande e le risposte da Falco.   Iside: Ci si può staccare dal nostro corpo con l’anima, non da morti e non mentre dormiamo, in modo da poter esplorare la realtà attraverso gli occhi dell’anima e cioè occhi diversi, non condizionati da altre cose? Falco: Sì è possibile, è una tecnica molto interessante, con una serie di regole perché possa funzionare. Innanzitutto quando una persona prova a fare lo sdoppiamento, sul letto e si prepara (ci sono degli esercizi per farlo), deve riuscire a superare la paura che in alcuni casi sopravviene: perché se la persona si fa prendere in quel momento da quella paura – < Ah, mi sto staccando! > – è possibile che per un certo tempo non si riesca a farlo più, a volte anche per anni, perché quella paura ti lega e ti impedisce poi di proseguire in questa cosa. E’ una tecnica molto bella,  anche perché permette di rendersi conto che il corpo è qualcosa che ci ospita, non siamo tutta la macchina, ma siamo qualcosa che è dentro a questa macchina. E quindi dà molta forza quando si riesce a farlo bene. Poi puoi andare in giro e se impari a farlo bene riesci anche a interagire con il mondo fisico, vedere cose che e poi puoi riscontrare se è davvero così, da svegli. Il problema è solo quello della...

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