Giuridicamente parlando: casi e sentenze che riguardano la storia legale di Damanhur

Questa pagina nasce dal mio Sogno di un mondo in cui i diritti umani siano la primaria esigenza dell’Uomo e la legge possa ancora essere strumento d’accordo nella vita d’insieme. Da quando vivo a Damanhur ho potuto incontrare nella pratica casi che prima, per me, appartenevano solo alla teoria dei testi. Ciò che svilisce, ma solo marginalmente, la mia fede indefessa nella giustizia è l’evidente impossibilità di riparare realmente al danno subito, dal momento che si lavora sugli effetti, anziché sulle cause e quindi non in senso preventivo. Gli strumenti di tutela che oggi il panorama legislativo italiano offre sono ancora parziali e ciò che ci è concesso come difesa molte volte si rivela soltanto l’appello ad un precetto ben lontano dalla realtà di cui si sta parlando. Tratterò casi di violazione affidati al buon senso professionale dei giudici, tratterò conquiste intime e pratiche, cui un cittadino dello Stato Italiano può volgere nella legittima ambizione di una moderna libertà personale. Le battaglie sono campi di fatica, ma in compenso offrono la soglia per condizioni diverse; nella speranza che la legge sia sempre cavaliere alla libertà umana, continuo a riporre fiducia nell’intelligenza dei destrieri.

La “storia” dei NAS a Damanhur. (Io c’ero..)

Tutto inizia una bella mattina di Novembre: 23 Novembre 2009. L’inverno alle porte, un’aria di festività brulicante, i soliti damanhuriani tenacemente indaffarati nelle tante attività. Una mattina come le altre o forse diversa, diversa nel momento in cui si sparge la notizia: ci sono i NAS alla Damanhur Crea ed indugiano sullo studio medico. Ricordo di non essermi preoccupata troppo al momento, perché conoscevo bene la professionalità di chi ci lavorava e quanta energia era stata spesa per rendere ogni cosa la migliore possibile. Al termine dell’indagine i locali adibiti a studio medico furono messi sotto sequestro: problemi di strutture non compatibili con le attività svolte. Quindi, ricapitolando: i NAS arrivano ed il controllo è mirato ai permessi rilasciati per esercitare in quei locali quel tipo di servizio. Quaestio giuridica: “Come inquadrare la struttura, quale la veste più adatta?” Risposta: in corso… Quaestio tragicomica: “Cosa uscirà sui giornali nei giorni successivi?” Risposta: l’Apocalisse! Così sul quotidiano online “MondoRaro Magazine”: “Damanhur: il NAS di Torino, denuncia 34 persone. Falsi medici. Sequestro di alcuni locali.” Uno sfizioso articolo guarnito di scandalosi scenari riassume l’avvenimento in termini eclatanti, fornendo ai lettori informazioni false, tendenziose, non appurate ma succulente. Questo è gettare discredito su Damanhur, sui professionisti che ci lavorano, sulle strutture. I “falsi medici” a Damanhur non esistono: si tratta di persone ampiamente preparate, regolarmente iscritte all’albo, plurilaureate, con specializzazioni in vari ambiti, che svolgono la loro professione con devozione ed onestà. Già un’insinuazione di questo calibro va a ledere l’immagine e l’intimo di chi offre un valido servizio da anni alla società. Personalmente, al di là della dovuta querela (effettivamente depositata presso il Tribunale di Ivrea come “Atto di querela per diffamazione a mezzo internet”), che può aprire il fronte a riparazioni di un simile danno, guardo con tristezza la superficialità che trasuda dalle false informazioni dei media che continuamente bombardano le menti delle persone. L’unica speranza anche in questi casi s’aggrappa all’intelligenza dei singoli, il sistema nell’insieme è estremamente complesso, gli interessi in gioco sono molteplici, non vedo mai una sola spiegazione dietro alle cose, il senso critico individuale si può destare se la curiosità diventa sincera voglia di comprendere, allora il panorama s’allarga e la ricerca assume tratti di conoscenza.